2018: Alpi Cozie verso un turismo sensazionale, non sensazionalistico

A colazione mangio pane ed assonanze: mi piacciono i giochi di parole, eppure questa volta non è opera mia. La felice espressione “turismo sensazionale” è stata coniata da Giulio Beuchod, Presidente del Collegio delle Guide Alpine del Piemonte e rappresentante dell’Associazione T.R.I.P. Montagna, nell’ambito del convegno “Turismo ambientale, culturale e religioso nelle Alpi Cozie”, Sabato 2 Dicembre a Susa (To) . L’evento, a cura dell’ente gestione Parchi Cozie, ha fatto confluire realtà diverse per un’occasione di confronto tra esperti ed appassionati, istituzioni ed associazioni, esponenti del territorio valsusino e non. Un dialogo eterogeneo tra soggetti molto diversi che, seguendo approcci talvolta distanti, hanno condiviso la medesima prospettiva sullo sviluppo del settore turistico nel Piemonte Occidentale.

Susa, 2 Dicembre 2017. Convento di San Francesco.
Susa, 2 Dicembre 2017. Convento di San Francesco.

Quale turismo? I nomi sono tanti. Lento, slow, dolce, sweet, sostenibile, green, responsabile. Ognuno fatica a trovare un inquadramento ben definito. Tutti sconfinano nell’idea che la lingua francese esprime con il termine di durabilité: promuovere attività che creino valore per le comunità attuali e future preservando le risorse ambientali, paesaggistiche, storiche, culturali, architettoniche, artistiche intese non come ambiti settoriali, ma come elementi vivi di un ecosistema in crescita. Lo sviluppo non si può fermare: tanto vale scegliere un modello “qualitativo”, “artigianale” secondo la definizione di Enrico Camanni di Sweet Mountains.

Bellezza e bontà. Grazie alle aziende a km 0: Az. Agricola Corbousier (Novalesa), Le confetture del Priore (Susa), Az,. Agricola Martina (Giaglione), Pasticceria Pietrini (Susa) e Panificio Favro (Susa).
Bellezza e bontà. Grazie alle aziende a km 0: Az. Agricola Corbusier (Novalesa), Le confetture del Priore (Susa), Az,. Agricola Martina (Giaglione), Pasticceria Pietrini (Susa) e Panificio Favro (Susa).

Perché un altro turismo? Non per sfida, né per contrapposizione. Ci sono cose fatte in copia per essere riprodotte: è l’approccio industriale che sulle Alpi ha portato alla creazione di grandi ski resort, strutture ricettive seriali e servizi replicabili. L’offerta di consumo che trova efficacia nel contesto cittadino viene esportata, senza adattamenti, all’ambiente montano. E tanti saluti alle specificità: la boutique di Cortina replica quella di Chamonix. Ed il prodotto locale sfuma in una tipicità un po’ ibrida: il souvenir di montagna, non importa quale, è vessillo di un’atmosfera costruita fatta di cervi ricamati, cuori di legno ed immancabili fiocchi di neve. In Valle di Susa il simbolo più diffuso è il delfino, retaggio dell’antico dominio francese che capeggia su stemmi e portali. Poco importa: un pesce stona sullo chalet ristrutturato. “Scusi, ma non sa che il delfino non è un pesce?”.

"Un viaggiatore che parta per la montagna lo fa perché cerca la montagna, e credo che rimarrebbe assai contrariato se vi ritrovasse la città che ha appena lasciato" (Amé Gorret)
“Un viaggiatore che parta per la montagna lo fa perché cerca la montagna, e credo che rimarrebbe assai contrariato se vi ritrovasse la città che ha appena lasciato” (Amé Gorret)

Il rispetto parte dalla conoscenza. Ecco allora l’impegno per incentivare frequentazioni del territorio che non mirano unicamente al business, ma creano indotto economico valorizzando risorse ambientali e culturali. Toni Farina (Mountain Wilderness, consigliere del Parco Nazionale Gran Paradiso) ha proposto l’idea dell’area protetta come laboratorio per agire nel concreto, sperimentando attività che riportino la natura al centro, superando l’idea di loisir a tutti i costi: un passo indietro per ricordarci il nostro essere ospiti su questa terra e il dovere di preservarne la bellezza al di là di ogni utilitarismo.

Ed i professionisti della montagna? Gli operatori commerciali che aspettano “la stagione” ed il ritorno di “forestieri” e “villeggianti”? Come conciliano approccio etico e fatturato? Giulio Beuchod ha sottolineato le insidie di un’eccessiva spettacolarizzazione della montagna. L’obiettivo non è incrementare i flussi di un turismo eclatante e sensazionalistico, ma proporre un turismo di sensazioni. Le vette sono sempre più outdoor forse perché gli sport in quota riattivano i nostri sensi ormai sopiti: così dall’emoticon sullo smartphone passiamo all’emozione in cordata. Un passaggio che esige consapevolezza e che, sempre più spesso, richiede la figura della guida alpina e della guida ambientale escursionistica (Aigae), nonché la collaborazione con posti tappa e rifugi (Agrap). Una rete in crescita, come mostrano i dati statistici raccolti da T.R.I.P. Montagna ed illustrati da Chiara Mazzucchi.

Francisco Javier e .Jose Maria (foto del 27.05.2017, fonte: Facebook Ufficio del Turismo di Oulx)
Francisco Javier e .Jose Maria (foto del 27.05.2017, fonte: Facebook Ufficio del Turismo di Oulx)

Non solo numeri sui grafici, ma storie in cammino di chi decide di ripercorrere itinerari storici come il Glorioso Rimpatrio dei Valdesi raccontato da Roberta Ferraris: un’impresa di trecento anni fa che ricorda, per tenacia e vigore, i moderni ultra trail. Il 2016, l’anno dedicato al camminare, ha visto circa 40.000 persone (fonte Aevf) percorrere la Via Francigena che si snoda tre le nostre valli. Pellegrini d’oggi che si dividono tra spiritualità ed avventura: Andrea Zonato e Milena Falco (Cooperativa CulturAlpe) ne hanno raccontato i passaggi all’Ufficio del turismo di Oulx. Zaini pesanti, ma facce sorridenti. Qual è il loro segreto? Ce lo spiega Don Michele Dosio attraverso un video che lo vede protagonista: citando Proust, “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Anche il mio intervento come blogger su Verticales è andato in questo senso: nuovi occhi, una nuova percezione, per un mondo sempre più digital affollato di immagini. Si equivalgono tutte? Incidono sul nostro immaginario e, di conseguenza, sul nostro comportamento? Solo una rappresentazione genuina della montagna, non falsata dagli obiettivi di vendita, può creare conoscenza ed una fruizione cosciente del territorio in tutta la sua complessità. Una realtà multiforme che, come ha evidenziato Elvio Rostagno (Consiglio Regionale Piemonte) va affrontata con un approccio orizzontale, non verticistico, nè impositivo, creando collaborazioni capaci di stimolare una reale partecipazione.

Di mio, questo senso di condivisione l’ho vissuto in prima persona grazie all’invito dei Parchi Alpi Cozie: un ente che è anche agente, fatto di gente. Nel caso Nadia Faure e Simona Molino che hanno coordinato, pianificato, organizzato, stampato, proiettato (e tanto altro ancora).

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