Sublimi altezze. Alpinistiche? Musicali?

Le sublimi altezze. Alpinistiche e musicali. L’estate 2017 vede, sempre più, il felice connubio tra musica e montagna. In Valle D’Aosta circa seimila persone hanno assistito alla performance di Francesco Gabbani ai 1600 metri d’altitudine di Les Druges di Saint-Marcel per la rassegna Musicastelle Outdoor. Il Summer Camp di Rockin1000 approda in Val Veny con i suoi numeri da record. Altro guiness per il concerto per pianoforte che la musicista Elisa Tomellini ha eseguito ai 4460 metri d’altitudine sul ghiacciaio del Colle Gnifetti, sul massiccio del Monte Rosa.

Il concerto più alto del mondo sul ghiacciaio del monte rosa
La salita in elicottero è stata solo per il pianoforte. La musicista genovese ha raggiunto lo strumento con un ascesa a piedi. Fonte foto: DireGiovani.it.

Gli acuti sono però anche aguzzi: spigolano, punzecchiano e – alle volte pungono nel vivo. Mi spiego meglio: come conciliare la quiete dell’ambiente alpino con un’invasione di mezzi motorizzati, folle e decibel? Come non litigare col moroso che ti accusa di palese incorenza? Perché se promulghi un’idea di frequentazione etica, responsabile, slow&sweet del contesto montano pare subito un po’ stridente intestardirsi sul partecipare ad un evento di massa che – seppur calato in uno scenario naturale – vuol portare con sé, in quota, i caratteri urbani, consumistici, predatori tipici di quell’atteggiamento fruitorio inconsapevole, “mordi e fuggi” che proprio cerchi di contrastare.

“Sì, ma a me (mi) piace Carmen Consoli!”. Ora, avere un fidanzato sillogista non aiuta di certo. Il piacere non  coincide immediatamente con il bene e sostenere l’equazione mi piace = necessità non lo smuove di certo. Niente concerto. Ribatto allora anch’io sullo stesso campo e, subdolamente, gli spiattello l’aristotelico giusto mezzo: l’evento musicale è sì estraneo al contesto, ma lo valorizza, lo amplifica, lo fa conoscere sotto altre prospettive, insomma apporta un suo valore. Non vogliamo tenerne conto?

Concerto di Carmen Consoli a Vetan Valle d'Aosta
Il concerto di Carmen Consoli a Vetan, Valle d’Aosta. Fonte foto: ValleAostaGlocal

Qui lo sguardo si fa torvo. Il moroso è rigoroso. Non si confonde opportunità con opportunismo. Nella sua visione, una performance sporadica, di qualche ora, calata e non integrata nel territorio non può che generare un introito (di persone, di mezzi, di incassi) limitato nel tempo ed ininfluente per la crescita locale, duratura e sostenibile. “Guarda quel prato. L’anno scorso c’erano almeno tre campi di patate. Oggi ci saranno seicento automobili parcheggiate”. Sotto questa luce sto per demordere.

parcheggio sui prati in montagna
Fonte: BardoNews
parcheggio sui prati in montagna
Fonte: BardoNews

 

 

 

 

 

 

E la visibilità? L’appeal mediatico? La risonanza turistica data alla location? Un giorno di silenzio sfumato ed un prato sacrificato varranno pure se almeno una parte degli spettatori imparerà a conoscere ed a frequentare il luogo, se salirà nuovamente portando con sé risorse per le imprese locali, rivitalizzando il turismo?

Scuote la testa, non lo convinco. Mi coglie in fallo su una parola che mi è parsa ovvia: “spettatori”. La folla sotto il palco assiste ad uno spettacolo. Le Alpi non sono che lo scenario, il bel fondale in secondo piano (nelle locandine le vette assurgono sempre più spesso a “cornicette”). Il pubblico è ricettivo, è un target da colpire: insomma, stesi sull’erba, godono di ciò che è offerto e, solitamente, non ricercano né esplorano oltre i limiti di quell’esperienza. Occhio: non è una critica un po’ radical-chic. È una constatazione di fatto: finito l’evento, il parcheggio si svuota. In percentuale, quanti hanno approfittato della giornata per scoprire qualche bella passeggiata, pranzare in un rifugio od acquistare un buon pezzo di formaggio dal marghè dietro l’angolo. Presumiamo pochi. I più l’angolo non l’hanno nemmeno girato.

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