LIBERA I PIEDI. LA MENTE SEGUIRA’.



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Marciavamo con l’anima in spalle”. La canzone mi risuona nella testa e mi porta a ritmare ogni passo con una strofa. Si procede così, in salita, faticando come quei ragazzi che lassù combatterono per la libertà. Ogni anno una gara di corsa ne commemora il ricordo. È il “Memorial Partigiani Stellina” e siamo sulla montagna simbolo della mia Valle: il Rocciamelone.

Il santuario sulla cima, un ex-voto di Bonifacio Rotario nella crociata contro i turchi. Foto di PAOLO BOREA
Il santuario sulla cima, un ex-voto di Bonifacio Rotario nella crociata contro i turchi. Foto di PAOLO BOREA

Ora vi aspettate che vi racconti dell’incendio. Delle ferite che serpeggiano lungo i fianchi della montagna. Della cenere che copre migliaia di metri quadrati di quel che era un ricco bosco. Sarebbe una mossa furba e farebbe anche il suo bell’effetto. Ricordate la canzone? Quella che ci accompagna? È una delle più straordinarie ballate della Resistenza. Struggente, evocativa, coinvolgente. Ma è un’operazione studiata a tavolino. Non echeggiò in nessuna valle nel dopoguerra. Fu invece scritta molto dopo, nel 1974, da Armando Trovajoli che la compose per un film.

Aspettavamo la neve, cade la cenere: 1200 ettari bruciati negli incendi in Valle di Susa. Foto di PAOLO BOREA
Aspettavamo la neve, cade la cenere: 1200 ettari bruciati negli incendi in Valle di Susa. Foto di PAOLO BOREA

Possiamo accontentarci di soluzioni ad hoc? Di gabbie costruite per imbrigliare le nostre scelte? No. E allora? Ci allontaniamo dal consumismo, dalla routine, dalla prevedibilità. Saliamo.

La luce del primo mattino sfiora le cime. Abbiamo oltrepassato il rifugio Cà d’Asti e le distese erbose hanno lasciato il passo alle rocce che segneranno il cammino fino ai 3538 metri della cima. Lo zaino sembra alleggerire tutti i pesi. L’anima si alza sopra le nostre spalle. Si parla di poesia, di grandi progetti, di ideali che in valle potrebbero far rinascere lo spirito della Repubblica degli Escarton, i “signori di se stessi” che riscattarono la propria libertà dal dominio del Delfino di Francia. Siamo esaltati: il corpo s’agita, la mente ancora di più. Il cuore sobbalza. Non è emozione. È paura. Ma chi diavolo sono quei tizi che arrancano lassù?

Sono uomini neri. Sono in fila. Sono tanti. Lo sgomento ci attanaglia. Sono profughi. Sono clandestini. Sono immigrati. Che fare? Lasciarli liberi di errare? Siamo disorientanti ancor più che gli smarriti ricercatori della via per la Francia. Ci avviciniamo certi che questa sarà un’impresa di grande rilievo umano, filantropica, una di quelle vicende avventurose da raccontare ai futuri nipoti: “una volta il nonno ha aiutato quegli africani persi a tremila metri”.

…E poi? Sul sentiero si fa strada una realtà ben diversa. Incrocio lo sguardo dei miei compagni: è il crollo di ogni aspirazione eroica. “Buongiorno! Che Dio vi benedica!”. Il corpulento prete senegalese ci benedice pure! Ma quali migranti? È il pellegrinaggio di un gruppo parrocchiale: porta omaggio alla Madonna, alla statua posta sullo svettante cucuzzolo grazie ai centomila bambini d’inizio secolo che donarono un soldo per finanziarne la costruzione. Giusto il tempo di sorpassare la pia carovana e scoppiamo in una liberatoria risata.

Pensiamo allora che la libertà non sta là fuori, montagna o mare che sia. Il potere di determinazione è solo in noi. Sta a noi riconoscere i nostri limiti come una possibilità per fare di meglio, per saltare agilmente ciò che prima ci sbarrava la via. Roccia o preconcetto che sia. Inciampare in un errore non è un peccato mortale, ma anzi un elisir di lunga vita. Solo così lo sbaglio diventa un compagno di viaggio, un amico che ci porta a rivoluzionare noi stessi. Perché, se avanziamo coi piedi, è soprattutto per far progredire la nostra mente.

Il santuario più alto d’Europa a 3538 metri d’altitudine. Foto di PAOLO BOREA
Il santuario più alto d’Europa a 3538 metri d’altitudine. Foto di PAOLO BOREA

GRAZIE a Monica, Franca, Cristiana, Carlina e tutto il gruppo dei caffè post-gita al Malaika Caffè di Oulx.

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