L’oro giallo delle montagne: polenta in tavola!

Chiudi gli occhi. Pensa alle vette. Neve. Stelle alpine. Prati. Sci. Nell’inventario dei topoi dell’immaginario alpino, prima o poi ci imbatteremo in un elemento ricorrente. Non è aulico, né mistico. È la polenta. In Alpi segrete di Marco Albino Ferrari il paiolo di rame che ribolle è segnale di una tipicità in uno scenario dove tutto (e quindi niente) si fa tipico. È la specialità che ci accoglie indifferentemente in ogni località turistica montana. È il piatto forte sul menù delle strutture in quota. È il soul food delle Alpi.

Sul tagliere di legno: un grande classico (Fonte: Pinterest).
Sul tagliere di legno: un grande classico (Fonte: Pinterest).

Protagonista indiscussa: la farina di mais. In realtà si può preparare con farro, segale o grano saraceno. Ma “la gialla” è sicuramente la più diffusa. Proprio sull’appeal cromatico si gioca uno dei primi spot tv della Polenta Valsugana che ho rintracciato online. È il 1987 e “come un sole la polenta illumina tutti di allegria e di gusto”. Il piatto emana radiosità sui commensali cerimoniosamente incravattati (secondo l’ideale yuppie di eleganza). Con questa pubblicità il leader della polenta istantanea già cavalcava due importanti trend del settore alimentare: la genuinità degli ingredienti come certezza di qualità del prodotto (“da buona farina a buona polenta”) e, soprattutto, la praticità della preparazione veloce. Metaforico ed illuminante lo slogan finale: “il sole sorge in 8 minuti”.

Spot tv Polenta Valsugana, 1987 (Fonte: YouTube).
Spot tv Polenta Valsugana, 1987 (Fonte: YouTube).

I commerciali in onda negli anni 2013-2014 puntano principalmente sulla facilità d’utilizzo. Il nucleo narrativo è concentrato sull’esecuzione della ricetta, suddivisa in semplici fasi (versi, giri, impiatti). La semplicità trasmette l’idea dell’ordinarietà della polenta da cucinare non solo nelle grandi occasioni: con la farina precotta “è sempre festa”. Il consumo frequente non induce all’abitudine: con il rinnovato interesse per segale, orzo ed avena, Polenta Valsugana ha infatti diversificato l’offerta introducendo la versione integrale ed ai 5 cereali. La campagna 2017 si orienta sempre più sulla versatilità. “Più gusto alla tua fantasia”: la polenta è “sempre una buona idea” da sperimentare con gli accostamenti più inusuali dal cocco ai gamberetti.

Polenta Valsugana: bella, buona, sana (Fonte: YouTube).
Polenta Valsugana: bella, buona, sana (Fonte: YouTube).

Ma la baita? Il mestolo? Il paiolo? Nelle immagini commerciali di Polenta Valsugana il prodotto è sempre legato a contesti domestici decisamente urbani. Non un’aura alpina. Nemmeno uno scorcio di verdi pascoli o cime innevate. Come mai? Probabilmente per evitare di relegare la polenta nello stereotipo di cibo da montagna. Se così fosse, addio vendite al supermercato. Ed invece la farina di mais diventa un alleato della cucina di tutti i giorni, in città, a casa e, nella versione finger food, anche all’aperitivo al bar. Si sdogana dalla classica accoppiata col formaggio e con la carne. Si emancipa dal menù turistico. E forse gli fa anche bene: perché, purtroppo, in molti casi ci si illude di “gustare” la montagna solo nell’atto di consumarne un piatto che si ritiene emblema della tradizione.

Preparazione urbana e montana (Fonte: YouTube).
Preparazione urbana e montana (Fonte: YouTube).

Quindi via libera alla polenta in tavola. E magari un po’ più di arditezza nelle scelte enogastronomiche quando ci si trova in una località di montagna. Sarebbe bello che i canali di promozione turistica puntassero proprio sulle specificità locali. Non “oro giallo” in ogni dove, ma cajette, ghinefle, miacce, carbonade, pizzoccheri, sciatt, knodel, zigoiner, appelschmarren ed altre golosità differenti in ogni luogo. E qui qualcuno scatterà. “Ma tu sei una radical chic! Come fa una famiglia con due bambini a sborsare per una cena gourmet sulle piste?”. Con curiosità esplorativa. Primo: conoscere le specialità locali espandendo la propria cultura agroalimentare (e, nell’epoca del tablet, basta un click). E poi dirigendosi nelle frazioni, nei piccoli ristoranti, nelle osterie meno à la page dove è possibile godersi una serata gustosa a 20/25 euro a testa (poco più di una pizza con dolce e birra). Basta cercare. Certo, ci vuole tempo. Se volete risparmiarlo c’è sempre il microonde.

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