ANCORA! ÀNCORA DI BELLEZZA E RICERCA DI VERITÀ – ITACA NEL SOLE, IL FILM SU GIAN PIERO MOTTI

Mariana (4810 m di bla bla bla)
Sento al telefono Alessandra (Verticales.it), mi dice che sarebbe andata alla prima del film Itaca nel sole – Cercando Gian Piero Motti di Tiziano Gaia e Fabio Mancari. Sono molto curiosa, e di nuovo nasce l’idea di commentare l’evento con un articolo a 4 mani. Così, mentre a Torino comincia la proiezione, a Verona comincio a rimuginare. Credo che anche Alessandra, seduta su una poltroncina del teatro, stia facendo lo stesso.

Cinema Massimo, Torino, 22 maggio 2018
Cinema Massimo, Torino, 22 maggio 2018 proiezione del film. Il successo di pubblico ha portato alla messa in calendario di una seconda serata, mercoledì 6 giugno.

Mariana

Alle superiori mi è capitato di sentir suonare la campanella che segnava la fine dell’ora e di rimanere seduta ancora per qualche secondo, inebetita, mentre tutti attorno a me cominciavano a dimenarsi, mettere via libri e prenderne di nuovi. Io invece stavo ancora ascoltando quello che era terminato e non volevo terminasse: la lezione. “Ancora!” Ne volevo ancora di quel sapere.

Questa sensazione era legata a lezioni precise: letteratura greca e italiana. Ma ancora di più a matematica e fisica, lì andavo malissimo e dei numeri capivo gran poco. Eppure la professoressa riusciva a farmi cogliere che dietro quelle formule astruse c’era bellezza, in fondo la stessa bellezza che trovavo nei versi di un Omero o di un Leopardi. “Ancora! Ancora professoressa, spieghi ancora!” pensavo.

Improvvisamente un giorno questa professoressa salì sulla torre più alta del centro cittadino e da lì non tornò più tra noi studenti. Lasciò un vuoto pieno. Vuoto perché lei non c’era più a nutrirci di sapere, ma pieno perché in me ancora adesso vibra l’emozione dell’ “Ancora!”. La bellezza che si cela dietro le formule matematiche e gli esperimenti fisici mi risuona dentro come le onde cosmiche di cui ci parlava.

Ma che c’entra tutto ciò con Gian Piero Motti?

Pochi giorni e sarei andata a scalare per la prima volta in Val di Mello, documentandomi un po’ sull’arrampicata in valle mi imbattei nella vicenda del Nuovo Mattino, e di conseguenza trovai I falliti, un suo scritto del 1972. Lo lessi d’un fiato e quando lo terminai sulle labbra mi rimase la stessa parola: “Ancora!”; avevo trovato ricerca di verità, e ne volevo ancora.

Dal film "Itaca nel sole" (Stuffilm) alla cui realizzazione ha contribuito una campagna di crowdfunding online.
Dal film “Itaca nel sole” (Stuffilm) alla cui realizzazione ha contribuito una campagna di crowdfunding online.

Con la sua esperienza coglieva l’umanità nelle sfumature più alte:

“Andavi ad arrampicare quando lo desideravi, quando dentro di te sentivi il sangue fremere e friggere, quando avevi desiderio di sole e di vento, di cielo e di libertà. Eri allegro e spensierato, avevi un sacco di amici e di amiche e soffrivi da morire quando le sensazioni che provavi erano solo tutte per te e non vi era nessuno con cui spartirle. Cosi cercavi con la fotografia di rendere anche gli altri partecipi della tua gioia, oppure li trascinavi in lunghe e interminabili gite o li legavi a una corda e li portavi ad arrampicare sui sassi perché volevi che anche loro provassero le stesse gioie e le stesse sensazioni.”

E allo stesso tempo ne colse gli aspetti più sofferenti:

“Ora invece sei solo da morire, barricato nella tua torre d’avorio; con il tuo sterile solipsismo hai distrutto le cose più belle che avevi [..] Oggi se perdo una domenica intristisco, divento irascibile, nervoso, se ogni volta che arrampico non vado a fare una via estrema, non mi sento soddisfatto.”

Andai a comprarmi il suo “La Storia dell’Alpinismo”, alla fine di ogni capitolo la stessa parola: “Ancora!”.

E ogni volta che leggo qualcosa di suo, vorrei non finisse mai. Ed è la stessa sensazione che si prova a volte scendendo dalle montagne. “Ancora!”. E’ il sapore della bellezza e di quella sete di verità.

Alessandra

Ancora Motti? Si son posti l’interrogativo in due. O meglio: se lo saranno chiesto in tanti, ma sul palco del Cinema Massimo di Torino mi hanno particolarmente colpito le riflessioni di quei due. Lei: la climber affermata, nata vent’anni dopo il Nuovo Mattino. È Federica Mingolla, arrampicatrice sportiva professionista, alpinista e tecnico federale FASI che, nel documentario Itaca nel Sole, prende atto dell’abisso che separa le nuove generazioni – Millennials o Generazione Z che siano – dalla figura di Gian Piero Motti: «Ormai è molto lontano. Tra i giovani non c’è nessuno che ne parla». Mi giro nella penombra e scruto tra le poltrone: tante teste bianche, forse troppe. Dalla platea, lui, Enrico Camanni sembra precedere le mie intuizioni: «Motti è essenzialmente uno scrittore. Se oggi è lontano, lo è perché la scrittura non è più il canale del pensiero».

Verso un nuovo mattino di Enrico Camanni
“Il 3 maggio 1975 è uno strano sabato di primavera (…) Sulle Alpi è tornato l’inverno”. L’ultima opera di Enrico Camanni “Verso un nuovo mattino” (Laterza 2018) mi fa rivivere l’atmosfera (ed il clima!) di quegli anni. Foto: Alessandra.

Ci destreggiamo in un universo dominato dalla scrittura. Oggi, molto più che nel passato, abbiamo quotidianamente a che fare con email, messaggi, form da compilare, testi da digitare. Eppure la scrittura – come forma di rielaborazione della nostra esperienza – sembra non destare grande interesse. Come mai? Forse perché non ammiriamo più il mondo attraverso la nostra percezione viva e diretta, né ci prendiamo la briga di raccontare le impressioni che ne ricaviamo. Ci accontentiamo di filtrare i fatti così come sono, fuori da noi stessi.

Ci basta pubblicare su Facebook una scarna descrizione del nostro status oppure ci accontentiamo di una laconica foto su Instagram, in cui non v’è altro messaggio se non qualche hashtag, strategicamente studiato per ottenere la giusta visibilità. Anche nella comunicazione puntiamo alla prestazione, miriamo al risultato e ci perdiamo – sempre più – l’insita meraviglia del raccontare senza fini prestabiliti, senza interessi reconditi o standard da rispettare. Chissà cosa avrebbe detto Motti dei selfie eroici in vetta, del fotoritocco per aumentare l’inclinazione della parete e delle inserzioni a pagamento per diffondere un’immagine senza parole, un Io senza identità se non virtuale?

Perché dunque ancòra Motti all’epoca del digitale? Al di là delle commemorazioni, del ricordo, dell’impronta storico-culturale qual è la portata della sua esperienza oggi se è vero che “tra i giovani non c’è nessuno che ne parla”? Se nell’attuale visione sportiva della montagna spopola sempre più la velocità esasperata, la competizione e la ricerca del record? Se il turismo ignora la componente estetica dell’ambiente alpino facendone un prodotto di marketing come tanti altri? Ogni tendenza contemporanea sembra smentire in direzione contraria le aspirazioni di quel Mattino che ci sembra tanto lontano.

"Potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e tuttavia ritenermi Re di uno spazio infinito", Amleto, William Shakespeare. Foto e disegno di Mariana.
“Potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e tuttavia ritenermi re di uno spazio infinito” – Amleto, William Shakespeare. Foto e disegno di Mariana: il Mont Pelvoux è l’Itaca verso cui far (ancora) ritorno.

Lontano. Ancora. Hinc ad hōram, “di là fino a quest’ora”. Telefono a Mariana e sbaglio accento: l’ancòra Motti diventa l’àncora Motti, appiglio navale che frena e al contempo salva dalla deriva. Ci ridiamo sù perché è proprio buffo affibbiare una metafora marina ad un idolo della montagna. Eppure funziona: navighiamo sul web da anni, scriviamo fiumi di parole sui blog eppure, sempre più spesso, ci sentiamo prossime al naufragio. Fluttuiamo in balia delle onde (la SEO, l’argomento del momento, gli aggiornamenti software ecc.) e perdiamo di vista il nostro approdo. Così come in montagna: scaliamo, corriamo, puntiamo a vette senza una mappa di navigazione più ampia (e non parlo del GPS). L’àncora smuove le acque, affonda negli abissi e scandaglia il fondale finché la presa si fa più vigorosa.

Per me e per Mariana i libri di Motti sono stati un’àncora nel senso che hanno segnato un freno, non limitante, ma necessario: solo rallentando è possibile trovare la giusta spinta per tornare a veleggiare verso il tesoro, verso Itaca, verso il Sole. E allora ecco la tensione di cui parla Mariana: ancòra viaggi, ancòra progetti, ancòra libri, per progredire attraverso le cose per il gusto di arricchire se stessi, senza accumulare pesi, ma al contrario procedendo leggeri, regalando agli altri storie in grado di creare valore, di lasciare il segno. Come un’àncora nella sabbia*.

*PS. Conversazione post articolo:
Alessandra: «Forse era più in tema finire con “Come un’ancora nella roccia”…»
Mariana: «Eh tornerebbe anche utile… mi potrei portare in parete un’ancora al posto dei nut!»
Alessandra: «Te ne faccio una fucsia! Così si nota… anzi no… che poi gli altri climber pensano: “Che sia della Petzl? Me la voglio comprare anch’io!”».

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