Il buiofuori per far lucedentro: Mario Rigoni Stern a 10 anni dalla scomparsa

Qualche anno fa, mi sono imbattuta nel racconto “Vecchia America” di Mario Rigoni Stern. Una storia di miseria e di fatica che ci ricorda le migrazioni attuali con una prospettiva diversa: quelli in cerca di speranza eravamo noi, gli italiani, i devastati del dopo guerra. Nella storia lo zio Barba, nelle sue peregrinazioni al di qua e al di là dell’Oceano, si ritrova sul monte Chaberton, a più di tremila metri: “e qui a scavare mulattiere e strade sui fianchi di quell’altra montagna, dove nevica anche d’estate” (da Il bosco degli urogalli, Einaudi, Torino 1962).

La batteria dello Chaberton, a 3130 metri d'altitudine, venne distrutta durante l'attacco francese del 1940 (foto di Federico Amanzio).
La batteria dello Chaberton, a 3130 metri d’altitudine, venne distrutta durante l’attacco francese del 1940 (foto di Federico Amanzio).

Sabato 16 giugno 2018 – nel decennale della scomparsa dello scrittore – il convegno presso l’Istituto Des Ambrois di Oulx (lo stesso in cui ho studiato io!) ha affrontato i legami tra Mario Rigoni Stern e le Alpi occidentali. Massimo Garavelli, Presidente del Consorzio Forestale Alta Valle di Susa non solo ha ricordato le affinità geografiche e culturali tra l’altipiano di Asiago ed il territorio della Valle di Susa, ma ha evidenziato il forte parallelismo tra la vicenda dello Chaberton e quella del forte Verena, entrambi resi silenziosi dai colpi di mortaio dei nemici: di qui i francesi, di là gli austriaci. La guerra ha fatto conoscere la Valle di Susa allo scrittore che, nel 1941, venne distaccato alla Caserma Varese di Cesana Torinese a pochi km dal fraterno amico Dino di istanza ad Oulx.

Il convegno "Mario Rigoni Stern, cronista della natura" con Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Comune di Oulx, Società meterologica italiana onlus e Consorzio Forestale Alta Valle di Susa (foto di Alessandra Longo).
Il convegno “Mario Rigoni Stern, cronista della natura” con Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Comune di Oulx, Società meterologica italiana onlus e Consorzio Forestale Alta Valle di Susa (foto di Alessandra Longo).

Anche il figlio Gianni Rigoni Stern ha raccontato del suo rapporto con la Valle ed in particolare con Salbertrand: da tecnico forestale ed esperto di zootecnia, si è occupato del ripopolamento del camoscio a seguito del periodo bellico che ne aveva determinato la quasi estinzione. Guerra e natura: nelle parole di Gianni riemerge la figura del padre segnato dalla barbarie dell’uomo e salvato dalla bellezza della natura che invita a rispettare la Costituzione con particolare attenzione all’articolo 9 (sulla tutela del paesaggio) e 11 (sul ripudio della guerra). Il lascito ai giovani non indica una via particolare, ma consiglia di seguire i propri sentieri in autonomia con una limpidità di pensiero non inquinata dal rumore delle città e dalle distrazioni del moderno.

Nell'epoca della velocità, un invito alla lentezza (foto di Alessandra Longo).
Nell’epoca della velocità, un invito alla lentezza (foto di Alessandra Longo).

Anche l’intervento di Luca Mercalli ha insistito sulla necessità di ritrovare il legame ecosistemico che ci lega a tutti i viventi e all’ambiente che, nelle opere di Rigoni Stern, emerge anche nella sua componente climatica, fatta di “nubi vaporose fantastiche”, di neve e di altri fenomeni legati all’alternarsi delle stagioni. Contro un ambientalismo contemporaneo un po’ naif, Mercalli ha sottolineato quel buon senso ecologico che scaturisce dai racconti dell’autore capace di promuovere, in senso profondo ed autentico, la funzione terapeutica della natura per l’animo umano. Non si tratta del “forest bathing” di ispirazione giapponese propinato dal marketing come l’ultima novità del momento. È invece quella sensazione di piena soddisfazione che ci fa godere delle cose in sé, così come si offrono alla nostra percezione senza che siano necessariamente filtrate dai meccanismi di promozione e di vendita.

La portata innovativa del messaggio di Rigoni Stern sta proprio in questi monito alla moderazione dei desideri in una società potenzialmente capace di colmarli tutti solo per l’esigenza di indurre nuovi bisogni. La crescita, quella vera, qualitativa, non si misura nella produzione e nel consumo. L’economia è solo una parte di un progresso che non dovrebbe mai soffocare quella scintilla umanistica alla conoscenza, alla ricerca del vero e del bello. La tecnologia, insomma, dovrebbe tornare ad essere uno strumento di espansione delle nostre possibilità (d’azione, percettive, conoscitive, ecc.) e non un limite capace di metterci in scacco al primo imprevisto. L’esempio riportato da Mercalli è illuminante (letteralmente): qualche anno fa, nel 2003,  in occasione di un’abbondante nevicata, mentre tutti i giornalisti titolavano l’evento con toni drammatici, in un trafiletto Mario Rigoni Stern ribaltava la prospettiva.

Che bello! Silenzio, niente televisione, poche macchine per le strade, casa tiepida. In casa ero ben fornito di tutto: libri, legna, farina, patate, crauti, carne, vino… Ecco: questo “buiofuori” potrebbe far accendere la “lucedentro”. Si può vivere senza tanti artifizi; per anni l’ho provato e con la mente si possono superare e trovare soluzioni che sembrano impossibili.

Il blackout, riportato al piano ordinario delle cose che possono succedere, diviene un’occasione di distacco dal rumore, dalle distrazioni e dalle fantasmagorie d’oggetti esterni che ci riempiono le case, le tasche, la testa. Il buiofuori è un regalo che ci viene fatto per ricordarci di far risplendere la luce dentro (che nessuna marca di batterie, nemmeno la più costosa, è in grado di fornirci).

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