Heliski. 2017: l’anno del no?

Maggio 2016. La neve si scioglie. Eppure in Regione si parla di montagna. La Giunta piemontese ha infatti approvato il disegno di legge che lascia alle Unioni montane (o ai singoli Comuni ove non sussitano Unioni) la possibilità di autorizzare l’attività di heliski per offrire specifici servizi ai turisti. Una concessione per favorire lo sviluppo degli sport invernali che sembra un pò anacronistica.

Dopo tanti sforzi per lanciare il turismo slow & green, perchè un’ente pubblico territoriale dovrebbe spingere un’azione che ne rappresenta l’esatto contrario? Negli ultimi 5 anni i cosidetti SLONS (snow lovers no skiers) sono aumentati del 51%.

Perchè non incentivare questa frequentazione del contesto alpino che, al contrario dell’heliski, non impatta negativamente sull’ambiente?

eliskiL’attuazione delle pratiche di heliski è strettamente connessa all’osservanza delle condizioni previste dalla normativa tra cui l’individuazione di sedi di decollo ed atterraggio in quota circoscritte, localizzate e comunicate alla Regione. Tali sedi sono determinate dai Comuni. In che modo? Escludendo le zone comprese nei parchi nazionali. E i SIC (Siti di Importanza Comunitaria)? E le ZPS (Zone di Protezione Speciale)?

Dicembre 2016. Il Comune di Balme (To) esclude totalmente l’heliski nonchè l’utilizzo “di altri mezzi motorizzati come quad, moto, fuoristrada e motoslitte affinché si possa offrire al turista un contatto più genuino ed autentico con la natura, nel rispetto delle fragilità dell’ambiente alpino”.

Il deputato Pd Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente, propone di “estendere (…) il divieto di heliski, ad eccezione delle aviosuperfici autorizzate, in tutto l’arco alpino del territorio italiano a tutela dell’ambiente e della sicurezza delle persone e delle cose”. Una proposta in linea con la tendenza europea che trova pieno consenso nel totale rifiuto dell’heliski in Germania, Slovenia e Liechtenstein.

CIPRA (Commissione per la protezione delle Alpi) aveva sollevato la questione già nel 2015. Chissà che il 2017 non sia l’anno decisivo per dire no ad una pratica invasiva per invasati.

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